Cambiare strada nella vita non è solo possibile: a volte è necessario. C’è stato un tempo in cui pensavo che la mia identità si definisse esclusivamente attraverso il mio lavoro. Per anni ho lavorato in azienda, dietro progetti, strategie, brand. Poi, qualcosa è cambiato.
Ho sentito il bisogno di fermarmi, di cambiare ritmo, prospettiva e direzione. Volevo che il mio lavoro producesse qualcosa di benefico, di utile. Avevo bisogno di sentirmi di nuovo in contatto con me stessa.
E così è iniziato il mio nuovo percorso: quello che mi ha portato a cambiare strada nella vita. Sono diventata una consulente di comunicazione, poi mi sono formata come coach umanista, e oggi unisco le due anime come digital coach umanista. È un lavoro che mi permette di accompagnare altre persone a riscoprirsi e a cambiare, quando sentono che qualcosa dentro non torna più.
Cambiare strada nella vita può sembrare spaventoso, ma è spesso l’unico modo per tornare a casa, dentro di sé. In questo articolo ti racconto perché perdersi può essere un atto necessario e come ritrovarsi può diventare la più potente forma di rinascita.

Quando il lavoro ci definisce (troppo)
Cambiare strada nella vita spesso nasce da una crisi. Una pausa. Un dubbio che si insinua tra le certezze che credevamo incrollabili. Per molto tempo, il lavoro è stato per me, come lo è per tanti, un’etichetta, una corazza, un posto sicuro, una definizione. Tu sei “funzionario commerciale” oppure “influencer marketing manager” oppure mettete il vostro.
Ma cosa accade quando questo ruolo si ferma? Quando il lavoro non c’è più o cambia forma? Ti resta un vuoto che può far paura, ma anche un’occasione: quella di riscoprirti.
Ci sono persone che, alla prima domanda di un aperitivo tra sconosciuti, rispondono subito con “faccio il…” come se quello bastasse a raccontare tutto.
Chi non riesce a spegnere il computer nemmeno la sera, perché “sennò non valgo abbastanza”. Chi si sente smarrito durante un congedo di maternità o paternità, perché per la prima volta non ha più task da spuntare, ma emozioni da ascoltare. C’è chi resta mesi in un lavoro che non ama più, solo per non perdere quell’identità che gli altri gli riconoscono. E chi, senza un biglietto da visita, ha la sensazione di non sapere più chi è.
Eppure siamo molto più di un titolo, di una firma in calce alle mail, di una bio su Instagram. O no?
Non è facile capirlo quando si è dentro quel ruolo, dentro quella routine. Ma nel momento in cui tutto si ferma, inizia la possibilità: quella di ascoltarti, di riconoscerti, di scoprire che esisti anche al di fuori di un mestiere. Come ho detto spesso io: quando scendi dalla ruota del criceto!
A volte serve proprio “non sapere cosa succederà dopo” per ritrovare parti di noi che avevamo nascosto, messo in pausa o dimenticato.
Chi voglio essere oggi?
Perdersi è umano, ritrovarsi è un atto d’amore. Cambiare strada nella vita è un processo che inizia spesso con lo smarrimento. È quella sensazione di non sapere più chi sei, se non puoi definirti in base a cosa fai. Ma perdersi non è una debolezza. È una possibilità preziosa per ascoltare ciò che, per troppo tempo, è rimasto sotto la superficie. È il momento in cui puoi spogliarti delle aspettative altrui e iniziare a chiederti davvero: “Chi voglio essere oggi?”
A volte succede quando hai passato una vita a rincorrere obiettivi che non senti più tuoi. Quando arrivi in cima a quella scala che hai tanto faticato a salire… e ti accorgi che forse era appoggiata al muro sbagliato. Succede quando ti svegli un lunedì e ti domandi, per la prima volta: “Ma io, che posto ho dentro questa vita?” Quando cresci un figlio e ti accorgi che la tua identità non può più ruotare solo attorno alle call o ai report. O quando una relazione finisce e scopri che per troppo tempo ti sei definita solo nel riflesso dell’altro.
Perdersi è anche decidere di mollare un lavoro sicuro per inseguire un’intuizione. O restare ferma un attimo e accettare che non devi avere tutte le risposte subito.
È dare valore al silenzio dopo anni di rumore. È imparare a sentire di nuovo, non solo a fare. Perdersi, se lo accogli con gentilezza, diventa un punto di svolta.
Un atto di amore verso te stessa. Un modo per tornare a casa, dentro di te, più vera, più libera, più viva.

Cambiare strada nella vita è possibile
C’è chi cambia perché lo desidera, chi perché la vita lo spinge a farlo. In ogni caso, cambiare strada nella vita è possibile.
È sano non restare aggrappati a una definizione solo perché ci sembra rassicurante. È vitale concederci la possibilità di evolvere, anche quando non sappiamo esattamente dove stiamo andando. È un processo che richiede tempo, ma anche gentilezza, fiducia e una buona dose di curiosità.
Non siamo solo il nostro lavoro, e per fortuna c’è ancora tanto tempo per essere tutto ciò che desideriamo. Perché conciliare i nostri nuovi ruoli è naturale, e scegliere di cambiare è il primo passo per diventare più fedeli a noi stessi.
Cambiare strada nella vita non è solo possibile, è saggio, è sano ed è doveroso per noi se sentiamo che dove siamo non ci fa stare bene.

Sono una Consulente di Comunicazione Digital & Coach | Faccio formazione online e in presenza sul mondo digital | Sono emiliana e amo fare la pasta fresca | Sono cintura nera di cambiato tra cambi lavoro, case, città e relazioni